
Piove. Un silenzio quasi irreale, interrotto solo dal concerto delle gocce che cadono sulla grondaia; una pioggia fine, piccoli aghi che si insinuano tra gli steli dell'erba, tra i petali delle margherite bianche scosse dal vento.
Le foglie delle palme sembrano ventgli agitati da una mano invisibile.
Chiudo gli occhi, un'ondata di ricordi mi assale; mi ritrovo bambina, accoccolata tra le braccia di mia madre a guardare la pioggia che batte sulla finestra, mentre dipinge quadri dalle forme mutevoli, l'acqua che scivola sul vetro giocando a confondere le forme. Ricordi di una bimba che si tappava le orecchie con le sue piccole manine ad ogni rombo di tuono per poi spalancare gli occhi curiosa ad osservare i disegni che i lampi lasciavano nel cielo scuro. Ricordi di impermeabili gialli e ombrellini trasparenti, di stivali di gomma per giocare nelle pozzanghere. Ricordi dolci, di tenerezze e risate argentine, di spensieratezza infantile e di abbracci caldi come nidi confortevoli.
Solo il profumo dell'erba bagnata..è ancora quello...immutato.
Riapro gli occhi, piove piu' intensamente ora, sembra che il cielo stia sfogando il suo dolore piangendo piu' forte.
Qualcuno mi disse che c'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo...
Due lacrime mi solcano il viso...
1 commento:
Ciao.. bella la descrizione della pioggia. Ancora meglio il titolo del tuo blog: "A bridge across forever". Mi fa venire in mente una fuga, l'ignoto, ma la bellezza e l'eccitazione data dalla partenza per un viaggio. Ciao!
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